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Design

Metamorfosi – Medea

Per ragioni oscure, ma non per questo meno pressanti, fin dai primi anni dei miei studi ho ritenuto gli stilemi classici notevoli per inutilità funzionale e capacità semantica. Lo studio successivo degli stili architettonici e della loro siderale astrattezza mi convinsero poi che era più proficuo non contrapporvi in senso evolutivo e darwiniano la purezza del Funzionale e del Razionale, ma tentare invece blasfeme contaminazioni, ibridazioni sorprendenti, accostamenti imprevisti. Da questa filosofia dell’incastro linguistico nacquero disegni, visioni e qualche oggetto privo di senso tecnico e funzionale, ma capaci di aprire un ventaglio di possibilità ironiche e paradossali sulla natura del linguaggio.
Una delle conseguenze di queste pratiche rischiose è la formazione di una linea/piano di separazione e di contatto far due diversità, che separa forme, materiali, funzioni o oggetti opposti e che diviene comunque per sua natura un punto di frizione, una discontinuità semantica interessante. L’occasione di una mostra a Verona e l’accoppiamento involontario con l’azienda Medea resero possibile una verifica reale di queste mie calcolate discontinuità stilistiche. Realizzata nel 1989 per la mostra “Abitare il Tempo”, Metamorfosi 1 è stata il primo esperimento di questo tipo. Costruita partendo da una sedia in stile di disegno inglese di inizio ‘800, la sedia viene tagliata a metà verticalmente e sulla linea di sezione viene innestata un’altra seduta di forma contemporanea. Al di là del paradosso formale Augusto Tagliabue intravide in quell’azzardo una sfida interessante sul piano esecutivo, e forse qualcosa di più: un’ esercitazione, un aforisma sul tema della modernità che salvava “facendola a pezzi” la tradizione artigianale di famiglia.

 

  • DATA:

    1988

  • PRODUTTORE:

    Medea